Many thanks to Hanzík for the Czech translations!

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Caso 122

Arigianato

Il maestro Bawan stava conducendo un monaco iniziato attraverso il Tempio. Giunsero alla Sala delle Ore Perdute, dove gli abati tenevano le loro riunioni mattutine. Bawan indicò i quattro massicci pilastri di quercia che sostenevano la più antica parte della sala. Delle scene di vita del Tempio erano state incise su ciascuno di essi, su tutti e quattro i lati, dal pavimento al soffitto. Le figure intricate possedevano una tale strabiliante verosimiglianza che il monaco poteva quasi udire gli schiocchi degli abachi.

“Questi sono stati fatti duecento anni fa da un monaco del nostro ordine,” disse Bawan. “Ha impiegato sei anni, lavorando ogni notte con martello e scalpello, il suo lavoro illuminato solo dallo sfarfallante bagliore di un singolo tubo catodico.”

Più avanti stava un altro quadrato di quattro pilastri, identico al primo.

“Questi sono stati fatti cento anni fa dai monaci del Harmful Go-To-Clan, che è stato bandito,” disse Bawan. “Hanno replicato gli originali con un pantografo di bamboo assicurato a un router elettrico. Hanno impiegato sei mesi, lavorando alla luce di un tubo a raggi catodici che eseguiva la Fontana di Anantha.”

Più avanti stava ancora un altro quadrato di quattro pilastri, ancora più simile agli originali.

“Questi sono stati creati cinquant’anni fa da tre suore del Elephant's Footprint Clan, che si prendono cura dei nostri database e della nostra storia,” disse Bawan. “Le monache tracciarono i contorni degli originali e diedero le coordinate a una macchina per le fresatura programmabile. La misurazione prese sei settimane; la creazione solo qualche giorno.”

Infine giunsero al nuovo portico meridionale, supportato da un ultimo quadrato di pilastri così simile al primo che anche il più piccolo errore dello scalpello era stato riprodotto fedelmente.

“Questi sono stati installati dieci anni fa da uno degli apprendisti estivi,” disse Bawan. “Ha fotografo gli originali con fotocamere digitali ad alta risoluzioni, combinato i dati in una topografia tridimensionale con risoluzione inferiore al millimetro, e commissionato la creazione a uno scultore della provincia vicina. Sei giorni, dall’inizio alla fine.”

Bawan si rivolse al monaco iniziato. “Quale gruppo di pilastri ha il valore maggiore per il Tempio?”

Il monaco ci pensò e disse: “Quelli che esistono puramente come dati raccolti dall’apprendista, giacché non hanno altezza, né larghezza, né peso, eppure da essi tutti gli altri pilastri poterono essere ricreati.”

Bawan si inchinò e condusse fuori il monaco.

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Quella notte Bawan stava camminando da solo alla luce della lanterna attraverso gli archivi hardware del Clan of Iron Bones, negli scantinati più profondi al di sotto dell’abbazia. Riuscendo finalmente a trovare il particolare VAX mainframe che cercava, Bawan collegò un polveroso terminale VT100, premette l’interruttore dell’accensione, e aprì un file sorgente C che non veniva compilato da un quarto di secolo.

Bawan notò soddisfatto con quale perfezione le istruzioni erano state indentate, com’erano descrittivi i nomi delle funzioni e delle variabili, con quanta diligenza ogni parametro era stato commentato. Sorrise davanti ad alcuni commenti TODO e FIXME: un appello a un futuro che non avrebbe mai risposto. Quindi fece scorrere la schermata fino in cima, dove il suo nome e il suo indirizzo email apparivano fieramente.

“L’iniziato aveva ragione solo in parte,” disse Bawan al vuoto. “È vero, il valore non è nella quercia scolpita, ma neanche nella forma della scultura; giacché sia il pilastro reale che quello virtuale possono essere perduti, senza che il Tempio ne esca più povero. Ma quando, per la prima volta, il legno cede sotto i colpi del metallo, un’altra cosa si crea: lo scultore.”