Many thanks to Hanzík for the Czech translations!

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Djishin disse al maestro Banzen: la maggior parte dei lavori dell’umanità non fallisce prima del tempo. Una sella sopravvivrà alla cavalla e al puledro; un ponte per cavalli servirà per cento anni a meno che non ci passi sopra un elefante. Persino le pietre della nostra più umile abbazia furono poste prima che la venerabile Badessa nascesse. Perché allora il software fallisce così spesso?

Banzen disse: per conoscere la risposta, devi prima trovare la tua strada verso la Complessa Pianura. Questo è un compito difficoltoso, perché la maggior parte di questa distesa erbosa è parzialmente immaginaria; ma poiché il tuo punto d’origine è non solo reale, ma certamente al centro esatto della pianura, devi solo iniziare a cercarla e scoprirai di essere già lì. A questo punto dirigiti a nord-est finché non arrivi a una terra brontolante nota come la Provincia dell’Eterna Crisi. Lì la terra vomita fiamme e si curva e si deforma, come un serpente; le montagne si scambiano di posto con le vallate; i fiumi scorrono all’indietro a mezzanotte e di lato sotto la luna nuova. Nulla dura in quel luogo. La casa più resistente dev’essere ricostruita ogni primavera, così gli uomini hanno cessato ogni uso della pietra ed erigono semplici capanne fatte di ramoscelli e paglia. Per quanto riguarda i cavalli o i ponti, non troverai nessuno dei due, perché le selle si sgretolano nei venti aridi, e sui molti baratri, ogni settimana, devono essere passate nuove corde, perché i loro bordi danzano su e giù. Nessun uomo sano di mente vivrebbe in quella terra se non avesse le potenzialità per una grande fortuna. Eppure ogni pala si spunta per via del suolo roccioso, ogni ascia si smussa, ogni bue muore.

Djishin disse: quand’è stata l’ultima volta che hai visitato questo luogo infelice?

Banzen disse: non l’ho mai lasciato. A volte nei miei vagabondaggi incontro una strada verde che promette di portarmi fuori, ma ahi! Nonostante il cartello sulla strada mi saluti con un allegro Ciao mondo e mi dica di meravigliosi luoghi in cui potrei andare con una punta di sforzo, la delusione mi attende invariabilmente. Mi basta fare cento passi e sento una scossa, la terra si piega follemente sotto di me, e quanto più velocemente scrivo codice per superare la mia condanna, tanto più la strada scompare sotto i detriti della sua stessa sintassi. Ora sono come mi vedi: un vecchio uomo amareggiato che non si fida di alcuna strada se non di quella che egli stesso ha tracciato. E questo è il motivo per cui mi addoloro tanto con te, giovane monaco! Per via del tuo inestinguibile zelo nel creare nuovi framework, tu fai per stupidità ciò che io ora faccio per cinismo. Se posso insegnarti a riconoscere una strada per la libertà, allora forse posso seguirti lungo essa.